LA STORIA
10/02/2017
 LA STORIA


la zona dove ora si trova il paese di Selvino, circa 220 milioni di anni fa, alla fine del periodo triassico, era ricoperta da un mare tropicale, conosciuto come oceano Tetide, con barriere coralline, lagune e piccole isole. Man mano che le acque cominciarono a ritirarsi, affiorarono le vette e le propaggini dei monti che compongono le Prealpi Orobiche, lasciando numerose tracce delle forme di vita esistenti in quel periodo. Tra le rocce del monte Purito sono difatti presenti ingenti quantità di reperti fossili, testimonianza di quella lontana epoca, tra i quali piccoli animali e conchiglie.
Si presume invece che le prime presenze umane siano riconducibili al periodo compreso tra l'età del bronzo finale e l'età del rame, come testimoniato da ritrovamenti rinvenuti in alcune cavità naturali, nelle quali si svilupparono alcuni tra i primi gruppi sedentari della valle Seriana. Tra queste grotte vi sono quelle conosciute con il nome di Bus de Scabla e Paradiso degli asini che, situate nella valle dell'Albina (nei pressi del confine con Aviatico ed Albino), hanno portato alla luce segni di frequentazioni quali cocci, utensili e sepolture.
I primi insediamenti sul territorio risalgono invece all'epoca romana, quando i nuovi colonizzatori tracciarono sull'altopiano un sentiero utilizzato sia per il trasporto del materiale ferroso cavato nella vicina val Serina, ed in particolare nella zona di Dossena, che per il trasferimento degli schiavi utilizzati per l'estrazione. Lungo questa traccia che sale da Albino sono stati rinvenuti, nella grotta denominata Bus della Comar, reperti tra cui monete e suppellettili, riconducibili a quel periodo.
Alto Medioevo
 
Centro di Selvino, con il monte Podona sullo sfondo
Dal periodo romano fino a quello alto-medievale, l'altopiano di Selvino fu coperto da una fitta boscaglia, costituita prevalentemente da faggi: da ciò dovrebbe derivare l'etimo, che prenderebbe appunto origine da silva (selva, foresta o fitto bosco), da cui il diminutivo Selvina
A suffragare tale tesi vi sono numerose leggende e tradizioni, tutte imperniate sull'importanza del faggio tra la popolazione, tra le quali vi sono quelle che identificano come la fasa (ovvero il frutto del faggio) come uno degli alimenti principe degli abitanti nei secoli scorsi, nonché sull'usanza dei ragazzi di sfidarsi tra le alte frasche di questi alberi.
Con l'arrivo dei Franchi, avvenuto verso la fine dell'VIII secolo, il territorio venne sottoposto al sistema feudale. A tal riguardo nel 973, mediante un atto redatto dall'imperatore Ottone II di Sassonia, la zona, al pari di gran parte della valle, venne infeudato al vescovo di Bergamo.
Questo, proprietario di estese aree, favorì il disboscamento e, conseguentemente, incentivò lo sviluppo dell'allevamento di mandrie di bestiame. I pastori al seguito delle bestie si insediarono in baite e stalle, andando a costituire i primi nuclei abitativi stabili. A quel periodo è riconducibile il primo documento scritto che attesta l'esistenza del paese: è del 955 la pergamena, custodita presso l'archivio capitolare di Bergamo, che attesta una vendita effettuata da Arimondo di Selvino.
Questo atto esclude di conseguenza la teoria, perorata dallo studioso Celestino Colleoni e ripresa da poi da Giovanni Maironi da Ponte, secondo la quale il nome del paese dovesse derivare dal suo fondatore, tale Salvino de' Grittis, (detto Griggis). Questi, residente nei borghi della città di Bergamo, scelse di rifugiarsi sui monti limitrofi al fine di sfuggire alle “discordie civili” presenti nella città, proprio durante il regno dell'imperatore Ottone II (reggente dell'impero dal 973 al 983), circa due decenni dopo l'atto in cui comparve per la prima volta il nome di Selvino. In ogni caso Salvino de' Grittis, di nobile estrazione, vi si trasferì con la famiglia e vi edificò un edificio fortificato con le parvenze di un castello sulle pendici del monte Podona, attorno a cui si svilupparono altre abitazione che andarono a creare il primo vero e proprio nucleo abitativo di una certa consistenza.
Basso Medioevo[
 
Municipio di Selvino
Le origini di Salvino Gritti gli garantirono, al pari dei suoi discendenti, l'appartenenza alla città di Bergamo, come riconosciuto in un rogito del 1195, redatto dal magistrato Zilius de Curtenova. Ben presto il privilegio fu esteso a tutti i nati e residenti del borgo, rendendo Selvino a tutti gli effetti un possedimento della città.
Non tutti gli abitanti però furono soddisfatti di questa loro nuova condizione, tanto che alcuni di loro, negli anni compresi tra il 1173 ed il 1175, decisero di emigrare nel vicino borgo di Aviatico, non accettando la delibera secondo la quale il loro paese sarebbe stato incluso nel Borgo di Sant'Andrea.
 
Vista di Selvino tra il XIX ed il XX secolo
La volontà della città di controllare direttamente la zona era comprensibile vista l'importanza che questa andava assumendo. Sul territorio transitava difatti la cosiddetta via Mercatorum che, utilizzando anche i sentieri di origine romana, permetteva il passaggio di persone e merci dirette da Bergamo verso la val Brembana, in quei tempi difficilmente raggiungibile utilizzando gli impervi sentieri del fondovalle brembano.
Questa strada lastricata, che ebbe il suo massimo splendore nei secoli compresi tra il XII ed il XVI secolo, si sviluppava dalla città di Bergamo verso la bassa val Seriana dove, tra Alzano ed Albino, saliva utilizzando differenti vie alternative (da Monte di Nese e Salmeggia, da Lonno o da Albino) che si riunivano tutte presso l'altipiano di Selvino, da cui poi si giungeva ad Aviatico, per scendere verso Trafficanti (frazione di Costa Serina), ed infine Serina.
Sul finire dell'epoca medievale anche sull'altopiano si verificarono diatribe tra le fazioni guelfa e ghibellina per la quale era schierata la maggior parte degli abitanti di Selvino. Il livello di recrudescenza raggiunse l'apice il 26 maggio 1344, quando i reggenti del paese cercarono di sopraffare quelli di Aviatico. Ne seguì una cruenta battaglia in cui vennero distrutte abitazioni ed uccise numerose persone, tra cui Antonio Cantulus, capo della comunità di Aviatico. Il luogo dove si svolsero gli eventi prese il nome da quella stessa persona, tanto che ancora oggi la località, posta tra i due comuni, è nota con il nome Cantul.
La Serenissima Repubblica di Venezia
Alla definitiva pacificazione si arrivò pochi anni più tardi grazie all'avvento della Repubblica di Venezia, avvenuta formalmente nel 1428, che diede il via ad un periodo di tranquillità in cui l'intera zona riprese a prosperare, anche grazie alla diminuzione della pressione fiscale ed alla maggiore autonomia. Vi fu nuovo impulso per l'agricoltura e l'allevamento, che garantì un ulteriore sviluppo dei commerci della lana prodotta con le zone dei fondovalle. In tutti i documenti del tempo, il territorio di pertinenza della città era limitato solamente al centro abitato, mentre le zone limitrofe erano indicate come appartenenti ora al comune di Nembro (statuti del XIV e del XVI secolo), ora a quello di Costa Serina (relazione del 1596 del capitano della Serenissima Giovanni Da Lezze). Soltanto negli ultimi anni della dominazione veneta, indicativamente nel 1766, il paese si emancipò dal capoluogo orobico ergendosi a comune autonomo. In quegli anni sull'altipiano vennero censiti 330 abitanti che vivevano di pastorizia ed agricoltura, quest'ultima pratica ulteriormente favorita dall'introduzione, suggerita da uno svizzero, della coltura della patata, molto prima che questa venisse applicata su vasta scala.
Dall'avvento di Napoleone fino ai giorni nostri[
I decenni compresi tra la fine del XVIII secolo e la metà del XIX videro alternarsi la dominazione francese della napoleonica Repubblica Cisalpina a quella austriaca del Regno Lombardo-Veneto ed infine il Regno d'Italia, senza che si verificassero situazioni di rilievo, nemmeno in ambito amministrativo, con i confini che rimasero immutati fino ai giorni nostri.
 
La funivia Albino-Selvino, con la sottostante valle dell'Albina
Soltanto durante il Risorgimento italiano, nel paese si vissero momenti particolari, con i sentimenti patriottici risvegliati dalla presenza di Daniele Piccinini, capitano nella Spedizione dei Mille. Originario del vicino paese di Pradalunga, trascorreva molto tempo nella sua casa di campagna nei pressi del colle del Botto, ospitandovi personaggi quali Benedetto Cairoli, Vittore Tasca, Luigi Dall'Ovo, Francesco Cucchi e Cesare Abba, che legarono il proprio nome alle vicende che portarono all'indipendenza dell'Italia.
Al termine della seconda guerra mondiale, Selvino balzò agli onori delle cronache per aver ospitato, presso l'ex colonia fascista denominata Sciesopoli[5] che prende il suo nome dall'eroe Amatore Sciesa, circa ottocento bambini ebrei sopravvissuti agli orrori dei campi di sterminio nazisti, in attesa che venissero indirizzati nella costituenda nazione di Israele. Questa esperienza, raccontata in un libro di Aharon Megged, Il viaggio verso la Terra Promessa. La storia dei bambini di Selvino, ha portato Selvino a gemellarsi nel 1996, a cinquant'anni da quegli eventi, con il kibbutz di Tzeelim, fondato da un gruppo di quei bambini.
In tempi recenti, in particolar modo nella seconda metà del XX secolo, il paese ha conosciuto un notevole sviluppo edilizio dovuto ad un boom del turismo, che ha portato Selvino ad essere una delle stazioni climatiche più affollate delle Orobie. A tal riguardo, è stata determinante la costruzione della funivia per Albino, inaugurata nel 1958.
Numerose sono le iniziative volte all'incremento del turismo stesso, sia durante il periodo estivo che in quello invernale, che tendono a valorizzare il territorio comunale, ricco di itinerari naturalistici, ma anche di un centro con numerosi hotel, ristoranti e negozi.
Questa condizione ha garantito a Selvino, in controtendenza rispetto alla quasi totalità dei borghi montani, di aumentare costantemente nel corso dei decenni il proprio numero di residenti.